Mi sono iscritta alla conferenza e ci tengo a partecipare per due motivi: capire a che punto siamo con l'attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, partendo dal Rapporto sull'Asilo 2026 appena pubblicato dall'EUAA, e soprattutto capire a che punto sono le tante promesse fatte sulla digitalizzazione.
Il tema non nasce oggi. L'EUAA parla da anni di procedure digitalizzate e di “autonomia” per chi richiede protezione: accedere alle informazioni, presentare documenti, prenotare appuntamenti, seguire lo stato della propria pratica, senza dover sempre passare da un intermediario. La Commissione europea, in una strategia pubblicata a gennaio, ha già impegnato gli Stati membri a dotarsi di sistemi digitalizzati e di strumenti di intelligenza artificiale entro i prossimi cinque anni. Per chi ci vive dentro, mi pare che non stia ancora succedendo e vorrei capire perché.
So bene che digitalizzazione e intelligenza artificiale portano anche dei rischi, non solo soluzioni: la protezione dei dati, e soprattutto la possibilità reale di contestare una decisione quando a prenderla, anche solo in parte, è un algoritmo. Non è un dettaglio da poco, ed è un tema che merita tanto spazio quanto quello dell'efficienza.
Se fatto bene, però, solo digitalizzando le procedure, rendendole disponibili in tutte le lingue e comprensibili a chiunque, abbiamo una possibilità reale di costruire una società davvero civile.
Sono curiosa di vedere cosa proporranno per rendere le persone più autonome, con l'aiuto della tecnologia, sapendo che anche qui il tema è già stato mappato: l'EUAA ha pubblicato a gennaio un rapporto dedicato proprio alla transizione all'età adulta dei minori stranieri non accompagnati, con tanto di buone pratiche raccolte paese per paese.
Sono curiosa soprattutto di sapere se quelle buone pratiche, sulla carta, sopravvivono al contatto con una Questura reale. Perché nella mia esperienza, fino ad ora, non è così.
Gli innumerevoli ex minori, tra cui tutti quei “miei ragazzi” che, diventati maggiorenni, rimangono fuori dal sistema che li aveva accolti (un sistema in cui ho lavorato per qualche anno), meritano più di una mappatura.
Le loro storie sono molto simili tra loro. Arrivano in gruppo, minori stranieri non accompagnati. Alcuni bambini, molti ragazzi. Moltissimi, quasi tutti, segnati nel corpo e nello spirito da malattie, torture, frodi e sfruttamento subiti lungo il viaggio.
Li ritrovo regolarmente, nel tempo, soprattutto sui social. Chiedo loro come stanno, e mi rispondono quasi sempre che stanno bene, che hanno un lavoro, ma che non capiscono perché sono anni che aspettano il rinnovo del permesso di soggiorno, e che non è mai pronto. O che stanno cercando di rinnovarlo, ma è tutto “un casino”.
Qualche settimana fa è emerso un caso di corruzione legato proprio ai permessi di soggiorno: un mediatore culturale che li rilasciava a pagamento a chi non ne aveva diritto. Mi domando quante situazioni simili restino sommerse: il “sistema” attuale lascia margine alla corruzione da una parte, e blocca per anni chi ha fatto di tutto per rientrare nei requisiti della legalità dall'altra.
C'è però un punto che la conferenza, temo, non toccherà: il rinnovo del permesso di soggiorno, quello che blocca per anni chi ha già ottenuto lo status, non è materia europea. È amministrazione nazionale, Questure, il famoso e famigerato Testo Unico sull'immigrazione.
L'EUAA si occupa della procedura d'asilo, non di quello che succede dopo. Ed è esattamente lì, in quella terra di nessuno tra competenza europea ed esecuzione nazionale, che i miei ragazzi restano bloccati, e di cui nessuno sembra sentirsi responsabile.
Il sistema, in entrambe le sue metà, è da ripensare da cima a fondo. Deve essere digitalizzato, tracciabile, con scadenze che valgono per tutti allo stesso modo, comprensibili e attuabili.
Vado alla conferenza anche per questo: per vedere se qualcuno, tra i tavoli e i pannelli, nomina quella terra di nessuno in cui risiedono ancora i miei ragazzi.