Ieri, durante il mio corso di rafforzamento dell’italiano per bambini stranieri - un gruppo eterogeneo per livello accademico e capacità di apprendimento, come spesso accade quando si progettano percorsi senza considerare che ogni straniero è una persona con caratteristiche, storie e modi di vedere la vita decisamente diverse - ho deciso di affrontare il tema della storia d’amore, intrecciandolo con obiettivi linguistici come i verbi, i colori e altri elementi.

Ho preparato una lezione che prevedeva diversi livelli di difficoltà, ispirandomi alla città immaginaria di Agrabah del film di Disney e alla storia d’amore tra Jasmine e Aladdin. Da lì, ho introdotto il Taj Mahal, ricordato molto dal palazzo del sultano del film, che conoscevo solo come monumento dedicato all’amore di uno Shah per la sua sposa. La preparazione del tutto ha richiesto più tempo del previsto, quindi non sono riuscita a leggere la storia completa del Taj Mahal prima di uscire per la scuola. La mia collega, co-docente, me l’ha fatto notare: la povera Mumtaz Mahal era morta dopo il quattordicesimo parto, sfinita e dissanguata, e aveva seguito il marito in una campagna militare subito dopo aver partorito.

Un estratto dall'articolo: Il meraviglioso Taj Mahal diffuso di luce rosa

Il meraviglioso Taj Mahal diffuso di luce rosa.

LA STRUGGENTE STORIA D’AMORE

Taj Mahal è un luogo mistico e magnetico, che parla della morte e dell’aldilà, ma anche di una struggente storia d’amore; la gigantesca e sublime tomba edificata da un vedovo inconsolabile per ricordare in eterno la moglie. Il quinto sovrano moghul Shah Jahan, fece costruire questo capolavoro in memoria della sua amata seconda moglie Arjumand Banu Begum, conosciuta con il nome Mumtaz Mahal (che in persiano significa “eletta del palazzo”) bellissima principessa originaria della Persia. Mumtaz Mahal, molto devota all’imperatore, morì mentre accompagnava suo marito durante una campagna militare nel sud dell’India a Behrampur. Aveva appena dato alla luce il loro quattordicesimo figlio ed ebbe un’ emorragia nel 1631 a soli 38 anni. La sua morte fu una vera tragedia per l’imperatore, al punto che i suoi capelli e la sua barba nel giro di pochi mesi diventarono completamente bianchi per il dolore.

Lui e Lei

I due protagonisti della vicenda del Taj Mahal.

Ma quante volte è questa la narrativa per noi donne? Siamo sicure che fosse proprio così? Mi viene in mente quando, dopo il parto del mio secondogenito, io avevo insistito per uscire dall’ospedale senza perdere un attimo: un po’ perchè non sopportavo di sentire i bambini piangere nell’altra stanza (a Londra, dove avevo partorito il primo, il bebè lo lasciavano con tè e ti mandavano a casa dopo 9 ore, se stavi bene), un po’ perchè avevo il terrore di lasciare il mio primo marito da solo con il primogenito a casa. Il giorno dopo, nonostante avessi ancora delle doglie indotte per effetto di farmaci che dovevano eliminare il resto della placenta, lui insistette perché scendessi alla fiera del paese a mostrare a tutti il bebè, orgoglioso com’era. Per poco non morivamo entrambi, sia io che mio figlio. È amore, questo? No, non lo è. Il Taj Mahal, per me, è rovinato per sempre: non lo vedo più come simbolo d’amore, ma come simbolo dell’ossessione di un uomo che ha consumato la moglie con gravidanze continue, fino a ucciderla, solo per averla sempre accanto. Nemmeno nella morte l’ha lasciata in pace, seppellendola in un mausoleo che la “protegge” da tutto e da tutti, per l’eternità. Come tanti monumenti straordinari commissionati da persone anche terribili, si può comunque ammirare il genio indiscusso degli architetti, la meraviglia dei dettagli, la maestria costruttiva, anche se…

Dettaglio fiore intarsiato nel marmo del Taj Mahal

Bello è senza dubbio bellissimo.

Secondo la leggenda, per preservare l’unicità dell’opera pare che Shah Jahan abbia decretato che a tutte le maestranze che avevano lavorato all’opera fossero tagliate le mani e che venisse tagliata, invece, la testa all’architetto che aveva realizzato il progetto, così che nessuno potesse eguagliare mai più tanta bellezza.

Quest’uomo non merita che ricordiamo la “storia d’amore” che c’è dietro. Non vi era alcun amore nell’uomo. Anzi, il Taj Mahal ora per me è un monito: il simbolo di un amore malato, ossessivo, patriarcale all’eccesso. Un avvertimento per tutte le donne, perché riconoscano questi comportamenti e, al primo sentore, scappino a gambe levate. Kiwake vi aspetta sabato 28 febbraio 2026 a Lecce, presso la sede della Pecora Nera APS, dalle 11 alle 13, per ascoltare le vostre storie, quelle che vorrete raccontare. Gratis e senza condizioni, a parte lasciare il telefono spento all’ingresso.