Prima ancora di aprire la busta, voglio rimarcare questa giornata, che segna in qualche modo il rientro dell'Inghilterra nella mia vita, per un giorno. Oggi sono arrivati sia il mio romanzo breve, pubblicato tramite YouCanPrint: The House of Blue, rivisto e corretto nella sua lingua originale inglese, che il dettaglio dei miei corsi e dei miei esami di laurea, quello che in inglese viene chiamato "transcript", che dovrei tradurre per far riconoscere la mia laurea qui in Italia.

Ho quasi timore di aprirlo. Mi domando se verrò assalita da un flusso di ricordi: il seminario dove conobbi Andrew, che mi confessò che nel 1996 aveva il terrore di lasciare l'Università, perché pur essendo pieno di risorse e una persona preparatissima che avrebbe potuto lavorare ovunque con la sua laurea, sapeva che non ovunque nel mondo avrebbe avuto vita facile, essendo omosessuale. All'epoca, vivendo io a Londra ed essendo arrivata da una vita in cui pensare che qualcuno potesse avere difficoltà a vivere una vita serena solo perché omosessuale non mi sfiorava nemmeno, trovandolo un concetto assurdo e inconcepibile, la rivelazione mi scioccò parecchio, ed è stato l'inizio di tantissimi pensieri e tante parole riguardo la vita quando sei omosessuale.

Oppure potrebbe esserci il nome di quell'altro seminario, in cui una donna si fece coraggio insieme alla sua amica per dirmi, dopo settimane di frequentazione della stessa classe, che a loro due piaceva moltissimo la lezione perché non vedevano l’ora che io facessi una domanda, alzassi la mano per un commento, dicessi la mia, in quanto trovavano la mia voce calda, rasserenante e “molto sexy” (quest’ultima cosa me la disse arrossendo e ridendo timidamente). Lei si chiamava Joy, la rividi varie volte, era molto dolce, con i capelli biondi e gli occhiali, molto tipicamente inglese, e dopo un po' ebbe un fidanzato, di cui non ricordo il nome ma un ragazzo magrissimo, gentile... che poi incontrai qualche anno dopo, quando quella sede universitaria a Kentish Town (un edificio di mattoni rossi dove c'erano solo letteratura, filosofia, studi sui media e storia, quindi completamente dedicato a scienze umanistiche, e c'era un pub al piano di sotto, e un'atmosfera filosofeggiante e scanzonata molto da nord londra) era stata chiusa, e ci avevano spostati in un impersonale, orribile palazzo nuovo da tutt'altra parte (a Holloway Road) dove eravamo tutti inequivocabilmente infelici, e mi disse che Joy era morta, si era buttata sotto un treno della metropolitana, e che aveva nel passato tanti traumi e abusi subiti e non ce l'aveva fatta più.

Forse vedrò la descrizione di qualche lezione di filosofia che si incrociava con i miei amici, tutti laureandi in filosofia, tra cui uno svedese bellissimo che sarebbe diventato il mio testimone di nozze e fidanzato della mia migliore amica per tanto tempo, prima di perdere anche lui il senno in modi a cui preferisco non pensare, e il mio futuro ex-marito. Ma anche un amico portato via nell'isolamento del suo rapporto con la stessa amica, che era così bello e così gentile nell'animo che per tutti era chiaramente un angelo, amato da tutti, il buon Judge.

Questi personaggi riappaiono poi, tramutati o solo accennati, insieme ad altri della mia vita inglese, nel libro The House of Blue, un libro scritto tramite una sfida che si chiama NaNoWriMo inizialmente, nel 2011, per poi essere rivisto, corretto, tradotto, odiato, lasciato, tolto dalla pubblicazione, cambiato e finalmente, per permettermi di guardar oltre e fare qualcosa di nuovo, pubblicato ora per l'ultima volta, con copertina disegnata e rivista da Paolo Puggioni

Copertina di The House of Blue, illustrazione di Paolo Puggioni

Copertina: illustrazione di Paolo Puggioni

Se siete curiosi e volete leggerlo lo trovate in acquisto qui oppure ordinandolo nelle vostre librerie. È in inglese però, almeno per ora, quindi vedete voi.